"Poiché le strade, loro proseguono senza fine."
Dalle origini del mondo, l'umanità vive all'ombra di Dio, cercandolo e invidiandone il privilegio più grande: la capacità di creare. Condannato alla finitezza, l'uomo ha inventato l'arte per emulare quel miracolo, plasmando storie e figure per sentirsi padrone di un destino.
Tuttavia, solo l'informatica permette di trascendere la staticità della tela. Programmare è l'atto creativo definitivo, dove la logica diventa materia e il pensiero si fa azione. La sete di onnipotenza si placa in ogni algoritmo che funziona, in ogni sistema che prende vita sotto le nostre dita. Se l'arte imita la vita, l'informatica la simula. E in quel microcosmo di regole e variabili, l'uomo tocca finalmente l'illusione divina di aver creato la vita stessa.
Forse un giorno l'incantesimo si spezzerà, perché ho capito che dare vita alle proprie creature consuma l'anima. Ma è un destino a cui non so sottrarmi. Ogni mattina, di fronte alla luce dello schermo, ascolto quel sussurro che sovrasta ogni ragione: non è una scelta, è una necessità. Devo continuare a giocare a fare Dio finché la voce del sonno non si urla più forte di quella della programmazione.

Specializzato in Computer Vision e Deep Learning, gestisco dataset multimodali complessi.
Gestisco l’intero ciclo di sviluppo, dai backend robusti alle infrastrutture scalabili.
Research fellow specializzato in Wi-Fi sensing e percezione ambientale, esplorando come i segnali wireless possano rilevare presenza e movimento umano.
Esistono due tipi di informatici: chi si è aperto un agriturismo e chi deve ancora aprirne uno
Pianista autodidatta e illustratore amatoriale, alimento la creatività tecnica.
Padel, Tennis e sollevamento pesi per concentrazione ed energia.
Studio il giapponese e risolvo varianti del cubo di Rubik.
Roma, Italia